Tra le parole

PENSIERI E FRAMMENTI

Fiori di carta

Fiori rosa e lilla

A un certo punto della vita si sente il bisogno di restare vivi nella memoria. Di vivere sentimenti che resistono al trascorrere del tempo. Di richiamare la bellezza dei momenti passati. Respirare la continuità di un legame.

Da soli sappiamo avvalorarci ma, quando veniamo recisi, con il tempo perdiamo un po’ della vivacità originale, continuando a conservare l’intelaiatura. Non siamo più quello che eravamo, ma quel qualcosa che ci rende incomparabili resta.

Per tutti dovrebbe esserci quel qualcuno che esplori e si interessi della nostra vera essenza. Che ci valorizzi. Che abbia riguardo anche quando non siamo più al massimo del nostro splendore. Che sappia custodirci.

Tutti siamo un po’ come i fiori di carta.

Dai fiori di carta sul tavolo della cucina.


Il treno del tempo

Il tempo è l’unico capitale prezioso che abbiamo a disposizione.

Dal finestrino di un treno, paesaggio al tramonto con il titolo Il treno del tempo

Ci sali perché, in fondo, è l’unico mezzo che ti hanno dato per lasciare quella stazione.

Restare lì, fermo, a osservare l’andirivieni dei treni, non è davvero una possibile scelta.

Scegli una carrozza, un sedile, un posto qualsiasi, convinta che per il momento possa bastare.

Il treno parte piano, poi prende velocità. Tu resti lì, sul sedile interno, vicino al corridoio, mentre fuori qualcosa comincia già a cambiare.

A un certo punto senti il bisogno di vedere.

Ti sposti sul sedile al lato del finestrino perché non vuoi perderti il panorama.

Ed è allora che ti accorgi di quanto corre.

Le montagne scompaiono e appare la pianura, ma solo per pochi istanti: subito lascia spazio alle città, alle case, ai tetti, ai campi. Poi, all’improvviso, in lontananza compare il mare. E inizi a pensare all’immensità.

Ogni paesaggio sembra chiederti di essere guardato proprio mentre sta già andando via.

E tu lo fai: provi a divorare ogni dettaglio.

Poi arrivano i temporali.

A volte è solo pioggia che batte forte contro il vetro. Altre volte grandina. Il vento forte scuote la carrozza e, per un attimo, hai quasi l’impressione che persino le rotaie possano sollevarsi dai binari.

Ma il treno continua.

Quello che hai scelto si rivela più forte di quanto pensassi. Tiene la corsa, assorbe gli urti, attraversa il maltempo e, senza promettere che sarà facile, ti dimostra che può portarti oltre.

Ogni tanto l’altoparlante annuncia una fermata.

All’inizio pensi che sia obbligatorio scendere ogni volta.

Sono le prime corse. Non sai ancora come funziona.

Poi impari che alcune stazioni puoi lasciarle passare. Le guardi dal finestrino, catturi un fotogramma e continui il viaggio.

Altre, invece, non puoi evitarle.

Il treno rallenta. Si ferma. Le porte si aprono.

E allora scendi.

A volte la stazione è fredda, vuota, poco accogliente. Altre volte è piena di ostacoli che non avevi previsto. Devi aspettare, orientarti, capire da quale binario ripartire. E intanto continui a guardare il tabellone.

I treni che avresti voluto prendere accumulano ritardo. Tanto da farti pensare che non arriveranno più.

Eppure, mentre aspetti, scopri che nessuna fermata è necessariamente la fine del viaggio.

Puoi affrontare ciò che trovi. Puoi imparare da quel posto. Può, nonostante tutto, essere appagante anche lì.

E poi capirai quando è arrivato il momento di risalire. I treni non erano in ritardo. Eri tu ad attendere quelli sbagliati. Quindi smetti di guardare il tabellone e riparti.

Magari non sullo stesso treno.

Magari non nella stessa carrozza.

Magari scegliendo, questa volta, un posto vicino al finestrino fin dall’inizio.

Forse non sarà quello che avevi immaginato, ma ti porterà esattamente dove pensavi di andare.